Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco - Eboli (Sa)
Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio                      in S. Francesco - Eboli (Sa)

Articoli vari

La Chiesa di San Francesco in Eboli, fondata nel 1286, cela ancora oggi delle meraviglie nascoste di cui non si conosceva nemmeno l’esistenza. Da alcuni mesi, e precisamente subito dopo l’insediamento del nuovo Parroco Don Alfonso Raimo avvenuto nel Settembre scorso, sono in corso i lavori di pulizia della Chiesa che raccoglieva una mole non indifferente di rifiuti (dalla cartaccia agli enormi pezzi di legno marci); una volta “bonificata” la parte superiore della Chiesa si è proceduto alla pulizia della Cripta, chiusa da decenni. Quando si è scesi per la prima volta nella Cripta vi erano talmente tanti residui, causa dell’incuria con cui l’intera struttura era stata tenuta sino all’arrivo di Don Alfonso, da non potervi nemmeno entrare. Immediatamente alcuni volontari amici della Parrocchia si sono messi all’opera per poter liberare quest’ambiente da cotanta mole di rifiuti, perché non c’è altro modo per definirli; finalmente dopo due settimane di duro lavoro si è riusciti a mettere piede nell’ambiente chiuso da lungo tempo, immediatamente ci si è resi conto che sul lato sinistro non appena si entra era stato allestito un palco in legno per poter permettere lo svolgimento delle attività oratoriali negli anni settanta ed i muri erano stati rivestiti da pannelli di compensato. L’indomani si è proceduto alla rimozione delle pedane in legno che formavano il palcoscenico, al di sotto di queste ultime erano state sistemate a mo’ di sostegno delle pietre; mai avremmo immaginato che una di queste pietre era un’epigrafe tombale del XVI Secolo riconducibile ad una sepoltura intramuraria, un’altra una base decorata per l’appoggio di una lapide tombale rappresentante lo stemma della Famiglia Martucci. Purtroppo l’epigrafe è mancante di una piccola parte di testo ed è in corso di studio da parte di esperti, le uniche cose che un esame sommario ci permettono di dire con sicurezza sono che si tratta di un pezzo del 1500, data la presenza della data di deposizione (MD, appunto), commissionato dal Padre di tale “Donatus” deceduto presumibilmente nello stesso anno, data la mancanza del frammento di cui si è detto rimangono soltanto le ultime tre lettere del cognome della Famiglia (RIS) e, pur essendo in nostro possesso alcune ipotesi, non ci sentiamo di formularle in questa sede ma rimandiamo alla conclusione dell’accurato esame che è in corso. Oltre questo importantissimo reperto, che forse è la testimonianza epigrafica tombale più antica della Città, è stato rinvenuto un basamento in pietra su cui veniva poggiata un’epigrafe tombale appunto, purtroppo l’epigrafe prima descritta non corrisponde alle dimensioni dell’incastro presente nel basamento. Questo basamento è finemente decorato con un’alternanza di rombi e cerchi entro cui sono inscritti dei fiori, ed alla fine della decorazione è presente lo stemma della famiglia Martucci, purtroppo anch’esso mancante della parte superiore in quanto la stessa doveva trovarsi sul basamento immediatamente accanto a quello ritrovato. Da questi ritrovamenti fortuiti è presumibile che all’interno della Chiesa dovevano trovarsi alcune sepolture intramurarie, le cui epigrafi si sono staccate durante i bombardamenti che colpirono l’edificio durante l’ultimo Conflitto Mondiale, causando notevolissimi danni. Oltre alla rimozione di questa pedana in legno si è proceduto anche alla rimozione dei pannelli che coprivano i muri, e immediatamente sotto si sono trovate le nicchie che dovevano ospitare i cadaveri dei defunti appartenenti alla Parrocchia, come era già noto. L’accesso alla cripta è purtroppo oggi interdetto in quanto il pavimento presente, presumibilmente un rifacimento databile agli anni cinquanta, è già in un punto sprofondato a causa dei vuoti presenti al di sotto di esso e per non rischiare un’ulteriore aggravamento della situazione si è preferito chiudere l’accesso in attesa che gli organi competenti prendano decisioni in merito. In conclusione non possiamo fare altro che augurare la nascita di un piccolo museo parrocchiale nel più breve tempo possibile da collocare proprio in questi ambienti per poter permettere a tutti la visione di questo raro esempio di sedili funebri ancora superstiti.

 

 

 

Cav. Giuseppe Barra e Dott. Alessio Scarpa

 

(Nella foto l’Epigrafe ritrovata)

 

Tratto da "Il Saggio" numero di Maggio 2012

Il Velo Omerale

Da qualche giorno entrando nella sacrestia della chiesa di San Francesco in Eboli è possibile ammirare uno splendido Velo Omerale risalente al XVIII Secolo, ritrovato in chiesa dopo la sistemazione generale avvenuta nei mesi scorsi ed attualmente conservato in una museale bacheca in legno. Il Velo, realizzato interamente in seta e riccamente decorato da fili d’oro , è un paramento liturgico consistente in un pezzo di stoffa rettangolare lungo circa 2,70 metri e largo 65 dotato di due nastri di stoffa o ganci metallici per fissarlo al corpo quando lo si indossa per lungo tempo. Questo paramento viene utilizzato dal Sacerdote o dal Diacono quando hanno fra le mani l’eucarestia, in particolar modo viene indossato quando si impartisce la Benedizione Eucaristica, All'officiante che impartisce la Benedizione, viene posto il Velo omerale sulle spalle, a questo punto prende l'Ostensorio  con le mani velate dalle fimbrie di questo paramento. Viene utilizzato inoltre nella processione del Corpus Domini e ogni volta in cui si trasporti l'Eucaristia (custodita nell'Ostensorio o nella pisside), come, per esempio nei riti del triduo pasquale. Quest’importante paramento va ad arricchire la raccolta di oggetti sacri, libri antichi e reliquie custodita nella cappella della Famiglia Putifredus, attuale sacrestia della chiesa.     

 

01/07/2013 

 

Dott. Alessio Scarpa

 

(Nella foto la sacrestia)

Lastra tombale

Dopo la scoperta di un’epigrafe del XV Secolo e di un sostegno decorato del XVIII già descritti in un articolo riportato sui numeri di Maggio e Giugno del Mensile di Cultura “Il Saggio”, recentemente nella Chiesa di San Francesco in Eboli sono stati rinvenuti altri eccezionali pezzi. Infatti nell’anticamera che conduce alla cappella della famiglia Potifredo, eretta nel 1521 ed attualmente adibita a sacrestia, sono state rinvenute quattro lastre tombali risalenti tra la metà dell’XI e la fine del XII Secolo e l’antico passaggio che collegava la Chiesa al Chiostro del Convento; è stato possibile rintracciare questi importanti reperti in quanto la pavimentazione realizzata negli anni 70 del secolo scorso che ricopriva la piccola stanza si è distaccata a causa della forte umidità presente negli ambienti. È importante dire immediatamente che nessuna delle lastre rinvenute si trovava in giacitura originale; infatti sono state prelevate dal loro originario luogo di deposizione e poggiate a mo’ di basamento per la pavimentazione. Dopo aver fatto quest’importante chiarimento procediamo ora all’analisi delle iscrizioni riportate sulle stesse: purtroppo due delle lapidi risultano completamente illeggibili e per tale motivo non è possibile fornire alcuna indicazione sulla loro datazione, le altre due invece, pur essendo mancanti di alcuni frammenti risultano tutt’ora leggibili ad un occhio attento ed allenato. Sulla prima, partendo dal fondo della stanza a sinistra e la meglio conservata, è possibile leggere, in una cornice che segue tutto il perimetro della pietra “…DI . DIE X . MENS … XIIII. IIIA + EC. EGO . SEPULTU. BH . INVIOLS . IACUZOLO. GENNARINUS…” Dopo un accurato studio comparato sia delle iscrizioni rinvenute che dei documenti si è riusciti ad attribuire la lapide a tal Gennarino Iacuzzulo, il quale risulta essere testimone di svariate transazioni tra il 1356 e gli ultimi anni prima della morte, avvenuta nel 1407. La traduzione del testo è all’incirca la seguente: “…il decimo giorno del mese di … della XIV indizione del III anno fù qui sepolto il Buon Uomo Iacuzzulo Gennarino…”; nella parte superiore di questa lastra sono presenti due scudi identici raffiguranti, presumibilmente, lo stemma della famiglia Iacuzzulo che doveva essere composto da una fascia trasversale di divisione dello scudo sulla qui parte superiore era posta la zampa di una bestia, verosimilmente un Leone. Sulla seconda, ancora in parte leggibile, è possibile osservare il piede destro scalzo della sagoma del defunto, la parte finale di un mantello e di un bastone e l’iscrizione “…FRA…”, dai pochissimi elementi in nostro possesso non ci azzardiamo in questa sede a formulare ipotesi, anche se sono in nostro possesso alcune soluzioni. Purtroppo la terza lapide risulta completamente illeggibile in quanto il tempo ha quasi completamente cancellato i segni delle iscrizioni lasciando solamente della labili tracce illeggibili. Un altro spettacolare piezzo è senza ombra di dubbio uno stemma scolpito a bassorilievo su una lastra di pietra che misura 50x60 cm; in esso è possibile è possibile vedere una fascia trasversale di divisione all’interno della quale si notano i contorni di un leone circondato da due fiori, trattasi dello stemma della famiglia Giuliani. Come se tutto ciò non bastasse ad arricchire la storia della Chiesa sono stati scoperti i resti dell’antica scalinata in pietra che conduceva dall’interno della chiesa al Chiostro del Convento dei Padri Conventuali; infatti l’arco che divide l’attuale anticamera della Sacrestia dal Chiostro, che oggi risulta murato, un tempo era chiuso da una porta per permette l’accesso diretto dalla Chiesa al Convento, e viceversa, senza il bisogno di uscire dalla struttura. Attualmente sono in corso dei lavori di pulizia e sistemazione, e contestualmente si è deciso di alloggiare sia l’epigrafe che il sostegno in pietra rinvenuti nella Cripta in questo ambiente per poter permettere sia una migliore conservazione che una visione d’insieme e fruizione da parte del pubblico.

 

 

Dott. Alessio Scarpa

 

(Nelle foto la lastra tombale di Gennarino Iacuzzulo)

 

Tratto da "Il Saggio" numero di Giugno 2012

Il colatoio dei morti

Presto verrà restituito alla popolazione ebolitana un particolare documento della sua storia, infatti, non appena i lavori di  messa in sicurezza saranno ultimati, sarà possibile visitare, dopo anni di oblio, quello che le persone anziane chiamavano volgarmente “ ‘o scola muort”, ossia il “colatoio per i morti” situato sotto l’area presbiterale dell’antica chiesa di San Francesco, nel cuore del centro storico della città. Ma cos’era e a che serviva in sostanza un colatoio? In sintesi, si tratta di un ipogeo funebre  usato come camera di decomposizione dei cadaveri: un ambiente finalizzato ad una particolare pratica funeraria attestata in molti luoghi del meridione d’Italia tra i secoli XVII e XIX. Un trattamento dei defunti di cui si avvaleva l’élite cittadina sia laica che ecclesiastica. I corpi venivano adagiati in posizione seduta all’interno di nicchie murarie dotate di sedili che permettevano il deflusso dei liquidi cadaverici mano a mano che la decomposizione seguiva il suo corso e facendo sì che il corpo si purgasse delle parti molli e putrescibili fino all’essiccamento totale dei tessuti. A processo concluso, le ossa venivano lavate con aceto e in alcuni casi con una soluzione di cloruro di calce e deposte in un ossario ad esclusione del cranio che veniva esposto a vista su un lungo mensolone di pietra. Le caratteristiche architettoniche di tali ambienti e la tipologia organizzativa si ripete con pochissime variazioni in tutto il meridione. Il colatoio di Eboli, accessibile attraverso una scala a due rampe è un vano a volta situato ad una quota di poco più bassa di quella della strada che misura16,35 mdi lunghezza,5,94 m di larghezza ed ha un’altezza massima di 5,40 m. L’orientamento segue quella dell’impianto ecclesiastico cioè Est-Ovest. Vi sono 32 alloggi per i cadaveri (nicchie) distribuiti lungo tutti e quattro i lati dell’ambiente. Un cornicione/mensola corre per l’intero perimetro al di sopra delle nicchie e veniva utilizzato per l’esposizione dei crani sopra citata. Il piano di seduta delle nicchie è posto a circa50 cmdall’attuale piano pavimentale che chiaramente è di epoca recente e non sono muniti del tipico foro per la raccolta dei liquidi della putrefazione che spesso è presente in questa tipologia di sedili-colatoio, perciò è plausibile ipotizzare che i liquami dovevano versare direttamente sul piano pavimentale e si incanalavano, probabilmente,in un sistema di raccolta oggi non più visibile. Poiché l’attuale pavimento risultava collassato in un punto, appena a sinistra del varco di accesso, durante i lavori di riassetto è stato possibile capire che poggia su cumuli di materiale di risulta forse relativi ai lavori di ricostruzione post bellici: almeno 140-150 cm  di materiale che sembrano abbiano saturato una conca ricavata nella roccia che probabilmente si estendeva sotto tutta l’area del colatoio. E’ probabile che lo spazio occupato adesso dai detriti fosse un tempo almeno parzialmente utilizzato come ossario, un elemento sempre presente nei colatoi conosciuti. Una piccola finestra, posta in alto, sulla parete Est, risulta essere l’unica fonte di luce naturale dell’ambiente. Alcuni residui marmorei recuperati nella fase di sgombero sembrano avvalorare le tesi secondo la quale anche il colatoio di Eboli fosse dotato di un altare per occasionali finzioni religiose. Un frammento in particolare è di una certa importanza perché si tratta della porzione del piano dell’altare in cui è incastonata la cosi detta” Pietra Sacra”, ovvero una reliquia che rende sacro l’altare, ma ovviamente approfonditi e competenti studi dovranno, però, mettere in relazione il reperto con l’ambiente ipogeo per avere qualche certezza. Sarebbe opportuno, poi, mettere a confronto i dati ottenuti con eventuali ulteriori fonti documentarie relative cosi da ottenere un quadro più dettagliato da mettere a disposizione dei futuri visitatori magari attraverso l’installazione di pannelli illustrativi.

 

Dott. Christian Di Biase

 

Tratto da "Il Saggio" numero di Giugno 2012

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© Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco - 84025 Eboli (Sa)-A.S.

ORARI LITURGIA

 

Sante Messe

Giorni Feriali:

ore 19:00 Chiesa San Francesco

 

Giorni Festivi:

 ore 10:30 Chiesa San Francesco

 ore 19:00Chiesa San Francesco

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Adorazione Eucaristica

(da Ottobre a Giugno)

 

Primo Venerdi del mese

 

 ore 18:00 - 19:00 Chiesa San Nicola

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Sua Santità Papa   Francesco