Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco - Eboli (Sa)
Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio                      in S. Francesco - Eboli (Sa)

Santa Maria del Carmine

Il documento più antico inerente il culto per Santa Maria del Carmine nel territorio di Eboli risale al 16 Gennaio 1583 ed è conservato presso l’Archivio di Stato di Salerno . In esso è citata la costruzione di una cappella dedicata a Santa Maria del Carmine da farsi nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Bernardino da Forgione, Giulio de Giuliani e Polidoro Paparo, gli allora procuratori della chiesa e del monastero dei Domenicani  concedono a Cesare e Giovan Antonio de Clario, rispettivamente zio e nipote, l’intera sacrestia che è verso il dormitorio e di poterla modificare a loro spesa per la realizzazione di detta cappella. Si dovrà fare l’altare come da patto verbale fatto con i procuratori e con il priore del monastero. I lavori per la realizzazione di quest’opera di ristrutturazione dovevano cominciare il primo di febbraio dell’anno 1583 e terminare nel mese di settembre. In uno stralcio del documento leggiamo: “ ad loro de spesa fare le ala ad volta de lambia a lo inclaustro de quello modo è quella ala ad questa banna verso Eboli e per dicta ala da fere habiano lo introito et exito a la dicta cappella, et senge habia da fare per dicta ecclesia una volta de lambia de prete marmoree de palmi dodici o quattordici ad electione de’ Magnifici Cesare et nipote. Et che ipsi procuratori, priore et frati li habiamo da fare un’altra intrata a dicta cappella per intro la tribuna grande dove è lo altare maggiore volgendo ipsi magnifici Cesare et nipote che ncelle possono tenere et bisognando de alczare lo astraco de dicta sacrastia più de quello è al presente che ipsi procuratori, priore et frati lo habiano da alczare al loro de spese quando sarà bisogno de farenge lo astraco.” In cambio delle opere che i De Clario andranno a realizzare, i frati dovranno celebrare ogni giorno una messa nella cappella, il Lunedì di goni settimana una messa cantata per l’anima dei morti ed il Sabato cantare il Save Regina in onore della Vergine. E fino a quando la Cappella sarà realizzata i frati celebreranno le predette messe ogni giorno per l’anima del quondam Vincenzo de Claio nell’altare maggiore. I detti de Clario promettono altresì di collocare in detta cappella una icona fatta a loro spese, sotto il titolo di Santa Maria del Carmine e la festa si dovrà celebrare l’8 settembre di ogni anno in perpetuo. E alla vigilia si dovrà celebrare la messa vespertina cantata. In cambio della concessione della sacrestia che sarà la loro cappella, e de Clario cedono alla chiesa di Santa Maria delle Grazie un loro mulino sito a San Giovanni di Eboli. Questa cappella di Santa Maria del Carmine, con jus patronato della famiglia de Clario è in uso fino al 1653 anno in cui il monastero dei Dominicani fu soppresso per decreto di Innocenzo X. La chiesa allora passò alla Collegiata di Santa Maria della Pietà ed alcuni beni alla Parrocchia di Santa Maria ad Intra. La Festa di Santa Maria del Carmine dell’8 settembre fu invece soppressa. Troviamo consecutivamente che nell’anno 1545 in nobile Nicola Marino del Sacco, proprietario della Cappella di Santa Maria del Carmine, eretta nella chiesa di San Nicola de Schola Graeca, con suo testamento, la lascia in eredità ai padri Conventuali di San Francesco di Eboli. Probabilmente la cappella in San Nicola è anteriore a quella si Santa Maria delle Grazie ma purtroppo di ciò non abbiamo testimonianze documentarie. Con certezza sappiamo che l’Università di Eboli, nell’anno 1547, fonda la chiesa di Santa Maria del Carmine alla Montagna, di cui ancora oggi sono visibili i ruderi e all’interno degli stessi è presente un affresco del XVI Secolo raffigurante Santa Maria del Carmine in pessimo stato di conservazione.  

 

Tratto da "Il Culto di Santa Maria del Carmine in Eboli" Giuseppe Barra - Alessio Scarpa edizioni "Il Saggio" Eboli 2014

 

 

San Vincenzo Ferrer

Vincenzo Ferrer, o anche Ferreri, in valenziano Vicent Ferrer,(Valencia23 gennaio 1350 – Vannes5 aprile 1419), fu un religioso e predicatore apocalittico delRegno di Valencia, dell'ordine dei Domenicani. Si adoperò in modo particolare per la composizione dello scisma d'Occidente, militando nel "partito" benedettista fino alla sottrazione dell'obbedienza al "papa Luna" da parte del re d'Aragona. Fu proclamato santo da papa Callisto III nel 1455.  Nacque nel 1350, a Valencia (allora capitale dell'omonimo regnoconfederato sotto la Corona d'Aragona), da una nobile famiglia vicina alla casa reale dei re d'Aragona e conti di Barcellona (anche suo fratello Bonifaci, monaco certosino, sarebbe diventato consigliere del re Martino I d'Aragona e poi delegato per il Compromesso di Caspe). Ancora giovanissimo, Vicent entrò nell'Ordine Domenicano e proseguì gli studi presso la casa di formazione del suo ordine a Barcellona, e poi a Lleida e Tolosa, e dal 1385 insegnò teologia a Valencia. Nel 1379aveva conosciuto il legato pontificio presso la corte di Pietro il Cerimonioso, il cardinale aragonese Pero de LunaAl momento dello scoppio dello scisma d'Occidente, dopo una iniziale incertezza la Corona d'Aragona si schierò con decisione dalla parte del papa avignoneseClemente VII, eletto dai cardinali francesi che ritenevano invalida l'elezione di Urbano VI. Alla morte di Clemente VII nel 1394 fu eletto papa dai cardinali di obbedienza avignonese proprio quel Pero de Luna che Ferrer aveva conosciuto a corte, assumendo il nome di Benedetto XIII. Il nuovo papa scelse il domenicano come suo confessore personale e consigliere, e lo nominò penitenziere apostolico: Ferrer rifiutò però la nomina a cardinale offertagli dal papa. Schieratosi, fin dall'inizio, dalla parte di Benedetto XIII all'epoca dello scisma, nel settembre del 1398, durante l'assedio di Avignone da parte di Carlo VI di Francia (che non aveva riconosciuto l'elezione di Benedetto XIII), Vicent Ferrer cadde gravemente malato: egli stesso attribuì la repentina guarigione ad un intervento di Gesù Cristo che gli sarebbe apparso in visione insieme ai santi Domenico e Francesco, e gli avrebbe ordinato di dedicarsi all'esortazione delle folle cristiane di fronte all'imminente avvento dell'anticristoOttenuto il permesso di lasciare la corte pontificia e ricevuto il titolo di legato a latere, trascorse i successivi vent'anni della sua vita come predicatore, in giro per l'Europa occidentale, ma soprattutto nella penisola iberica, ottenendo, grazie alla sua abilità oratoria, al tono apocalittico dei suoi sermoni e alla fama di taumaturgo, numerose conversioni di pubblici peccatori e anche di musulmani ed ebreiSi immedesimò a tal punto nella propria missione, da autodefinirsi nelle sue prediche "l'angelo dell'Apocalisse". Furono proprio le prediche a renderlo particolarmente famoso: pur parlando soltanto in valenziano, veniva compreso da tutti. Le agiografie imputano questo fatto all'intervento dello Spirito santo, ma si tratta anche di un dato interessante sulla situazione linguistica del tempo: le diverse lingue neolatine erano ancora poco differenziate tra loro e il complesso linguistico catalano (nel cui ambito il valenziano si caratterizza per una pronuncia più marcata delle diverse vocali), trovandosi in qualche modo al centro della "Romània" poteva fare da ponte tra queste lingue, come castigliano, aragonese, occitano, francese ed italiano. Nel 1412 quando il re Martino I di Aragona morì senza lasciare eredi, Vicent Ferrer fu tra i giudici incaricati di stabilire la successione al trono (compromesso di Caspe): il trono venne assegnato al candidato sostenuto da Ferrer (che agiva veramente come la longa manus di papa Benedetto): Ferdinando I di Aragona ("Ferran d'Antequera")Fu canonizzato da Callisto III, il 3 giugno 1455 nella chiesa domenicana di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Il suo culto fu confermato da papa Pio II con una bolla del 1458.

 

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Santa Irene V.M.

Nel 1754 è nominata, con decreto della Sacra Congregazione e per l’interessamento del Reverendo Padre Evangelista Motta, compatrona di Eboli Santa Irene Vergine e Martire; ed è riportata in data 14 marzo 1830 come Patrona Minore di Eboli. Queste le parole utilizzate dal Notaio Antonio Romano nel 1757:”Il Reverendo Padre Maestro Don Evangelista Motta, Guardiano del Venerabile Convento di San Francesco di Eboli asserisce che dall’anno 1754, cioè da quando esso padre si trova ad Evoli, sono frequenti cadute di saiette e tuoni, non solo nel tenimento ma anche sopra l’abitato di detta terra… per evitare dei grandi flagelli e specialmente quello delle tempeste, e fulmini, propose nell’anno 1753 detto Padre Motta e tutto il pubblico di Evoli a ricorrere all’intercessione della Gloriosa Vergine e Martire Santa Irene (della quale esso Maestro Motta nel riferito anno 1753 a spese di detto Convento ne aveva fatto erigere una bellissima e ammirabile statua, ancora oggi conservata nella seconda nicchia entrando sulla destra della chiesa parrocchiale) e nello stesso tempo chiede alla Sacra Congregazione di elevare detta Santa a Patrona Minore di Evoli.” La Santa Congregazione dei Riti, con decreto dell’11 Maggio 1754 approva la richiesta.

 

Tratto da "Il Culto di Santa Maria del Carmine in Eboli" Giuseppe Barra - Alessio Scarpa edizioni "Il Saggio" Eboli 2014


B.V. Maria Immacolata

L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Il dogma dell'Immacolata Concezione riguarda il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente: in vista della venuta e della missione sulla Terra del Messia, a Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo. La Chiesa cattolica celebra la solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l'8 dicembre. Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con leapparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830).

 

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Sacro Cuore di Gesù

Il Sacro Cuore di Gesù è il cuore di Gesù al quale i cristiani della Chiesa cattolica rendono culto.Alla devozione al Sacro Cuore è inoltre connessa una festa particolare.I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dalla mistica tedesca del tardo medioevo, in modo particolare da Matilde di Magdeburgo (1207-1282),Matilde di Hackenborn (1241-1299), Gertrude di Helfta (ca. 1256-1302) ed Enrico Suso (1295-1366). Tuttavia la grande fioritura della devozione si ebbe nel corso del XVII secolo, prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi per le rivelazioni private della visitandina Margherita Maria Alacoque, propagate da Claude La Colombière (1641-1682) e dai suoi confratelli della Compagnia di Gesù. La beata Maria del Divin Cuore, contessa Droste zu Vischering, dotata di doni mistici, ispirò il Papa Leone XIII a promulgare l'enciclica Annum Sacrum, con cui si effettuava la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore di Gesù. Durante il XVIII secolo si accese un forte dibattito circa l'oggetto di questo culto: nel 1765 la Congregazione dei Riti affermò essere il cuore carneo, simbolo dell'amore. Igiansenisti interpretarono questo come atto di idolatria, ritenendo essere possibile un culto solo al cuore non reale, ma metaforico; papa Pio VI, nella bolla Auctorem fidei, confermò la dichiarazione della Congregazione notando che si adora il cuore "inseparabilmente unito con la Persona del Verbo". Importante nello sviluppo della devozione al Sacro Cuore risultano tre enciclicheAnnum Sacrum di Leone XIIIMiserentissimus Redemptor di Pio XI e soprattutto l'enciclicaHaurietis Aquas di Pio XII.  Quella dei "Primi nove venerdì del mese" è una pratica devozionale della Chiesa cattolica, nata in seguito alla "Grande Promessa" che Gesù avrebbe rivelato a santa Margherita Maria Alacoque, consistente nella grazia della perseveranza finale per chi si fosse comunicato, in stato di grazia, il primo venerdì di nove mesi consecutivi. Tale devozione è stata spiegata da Margherita Maria Alacoque come riparatoria dei peccati commessi nei confronti del Sacro Cuore di Gesù.

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San Gerardo Majella

Gerardo Maiella (Muro Lucano6 aprile 1726 – Materdomini16 ottobre 1755) è stato un religioso italiano della Congregazione del Santissimo Redentore, canonizzato nel 1904 da papa Pio XFiglio di un modesto sarto di nome Domenico e di una donna del popolo di nome Benedetta Galella, Gerardo Maiella era originario di Muro Lucano (PZ) dove nacque nel 1726. Dopo la prematura morte del padre entrò al servizio del vescovo di Lacedonia, mons. Claudio Albini. Morto questo prelato, Gerardo, che già avvertiva da molto tempo la chiamata del Signore alla vita religiosa, cercò invano di essere ammesso tra i frati cappuccini della sua città natale, a causa della sua salute cagionevole. Nel 1748 ebbe modo di conoscere un gruppo di sacerdoti redentoristi impegnati in una missione popolare nella sua Muro e, contro il parere della madre, si unì alla nuova famiglia religiosa. Scappato di casa grazie all'aiuto di un lenzuolo usato a mo' di fune per calarsi dalla finestra e lasciato un biglietto alla madre nel quale aveva scritto "mamma, perdonami, vado a farmi santo", Gerardo si unì alla compagnia dei missionari redentoristi dai quali, solo dopo molte insistenze, fu accettato. Lavoratore instancabile, nonostante la sua fragilissima salute che, dapprincipio, aveva reso i superiori restii ad ammetterlo nella Congregazione, Gerardo si contraddistinse sempre per il suo spirito di penitenza ed per una giocondità d'animo non comuni. Il 16 luglio 1752, festa del Santissimo Redentore, pronunciò i voti solenni nella Congregazione Redentorista fondata da Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1732: nei conventi dove fu destinato si dedicò alle mansioni più umili senza trascurare la preghiera e la penitenza. I fedeli lo ricordano dotato del dono dei miracoli, nella sua breve esistenza i fatti prodigiosi raccontati e legati alla sua persona furono tanti e tali da meritargli in vita la fama di taumaturgo. Tra i tanti presunti miracoli si raccontano estasibilocazioni, scrutazione dei cuori, moltiplicazione dei viveri, guarigioni.

 

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© Parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco - 84025 Eboli (Sa)-A.S.

ORARI LITURGIA

 

Sante Messe

Giorni Feriali:

ore 19:00 Chiesa San Francesco

 

Giorni Festivi:

 ore 10:30 Chiesa San Francesco

 ore 19:00Chiesa San Francesco

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Adorazione Eucaristica

(da Ottobre a Giugno)

 

Primo Venerdi del mese

 

 ore 18:00 - 19:00 Chiesa San Nicola

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Sua Santità Papa   Francesco